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DOCUMENTO RADIO LOCALI

Lo standard DAB+ (Digitali Audio Broadcasting), è una tecnologia riconosciuta e che ha preso piede in Europa, soprattutto nel Regno Unito, Svizzera, Paesi Scandinavi e Germania.

L’Italia si sta allineando ai Paesi europei; il servizio è in regime ordinario e, oggi, sono già state rilasciate o sono in corso di rilascio agli operatori di reti nazionali e locali, le autorizzazioni ad operare al termine di una lunghissima fase sperimentale. Il numero di tali operatori è ormai molto ampio e, attualmente, il segnale radiofonico digitale raggiunge circa il 65% della popolazione ed un tracciato autostradale di oltre 3.000 Km.

Il crescente sviluppo della radio digitale è testimoniato non solo dal numero e dall’importanza dei fornitori di servizi di media radiofonici oggi ricevibili con un semplice apparato DAB+, ma anche dall’attuale rete di distribuzione degli apparati riceventi che conta oltre 1.000 punti vendita e più di 120 modelli di auto che hanno in dotazione, sia standard che optional, la radio DAB.

Pertanto non c’è neanche più tempo per porsi degli interrogativi sull’opportunità o meno della tecnologia DAB+, poiché il mercato è ormai avviato e gli investimenti in corso o già fatti, non solo dagli operatori del settore, ma da tutti gli attori del mercato, sono notevoli, in un periodo, peraltro, di congiuntura economica difficile che non ha risparmiato nemmeno il comparto radiofonico.

Una considerazione appare necessaria in relazione alle diffuse incertezze causate dalle diffusioni digitali via internet. E’ noto agli operatori del settore, almeno a quelli più attenti, come uno studio condotto in Svezia da Teracom abbia evidenziato che, solo per quel Paese, permette all’utenza di usufruire della radio via internet implicherebbe un utilizzo di circa 200.000 Terabyte/secondo, disponibilità del tutto impensabile e anche molto costosa per il servizio radiofonico tradizionalmente libero e gratuito.

Tutto ciò premesso appare di grande interesse l’avvio del procedimento, da parte dell’AGCOM, per l’identificazione dei bacini di utenza ed estensione della pianificazione attraverso criteri e parametri da stabilire. Complessa appare la situazione per la identificazione dei bacini, poiché sussistono interessi diversificati rispetto alle emittenti locali che coprono in analogico bacini regionali e pluriregionali con quelli delle emittenti (più numerose) con servizio su base provinciale o sub provinciale. Il lavoro compiuto dall’Autorità appare una mediazione fra questi due interessi, difficilmente si poteva fare diversamente. Occorre però sottolineare che non si è tenuto in nessun conto le problematiche a carico delle emittenti che coprono più regioni fino a quindici milioni di abitanti. Allo stato queste emittenti per poter sviluppare il digitale dovranno partecipare a numerosi consorzi e sopportare il costo di altrettanti numerosi apparati di trasmissione. Si comprende benissimo l’impossibilità di gestire una tale situazione, a carico proprio di quelle emittenti che hanno la maggiore propensione agli investimenti nel digitale, dal quale di fatto ne vengono escluse, come si sta verificando nella recente applicazione della 602/14/CONS.

Alcune osservazioni debbono, comunque essere fatte sui bacini, ferma l’impostazione data dall’AGCOM, riguardano in particolare: la Campania, per la quale si potrebbe ipotizzare la suddivisione in tre bacini anziché due e cioè Napoli Caserta, poiché densamente popolati di operatori radiofonici con circa quattro milioni di abitanti, e Salerno bacino anch’esso con numerose emittenti che presenta oltre un milione di abitanti.

La Lombardia: il bacino che comprende Milano, Lodi, Pavia, Varese, non può escludere Monza e della Brianza, Piacenza, Cremona e le confinanti in Piemonte Novara e Vercelli, in quanto vorrebbe dire di non accendere impianti in Valcava.

Il Veneto, per il quale si propone la suddivisione in almeno tre bacini: Belluno - Treviso – Venezia; Padova – Rovigo; Verona – Vicenza. I bacini dovrebbero prevedere siti di trasmissione diversi da quelli utilizzati per le TV per evitare di interferire con la Slovenia e la Croazia.

Ultima osservazione, ma la più importante, riguarda il numero di emittenti locali operanti in ogni bacino. Tale numero appare poco convincente, poiché si è certi e possiamo dimostrarlo, che gli elenchi del MISE non siano aggiornati, infatti molte emittenti locali figurano nell’elenco malgrado abbiano ceduto tutti gli impianti di rete cessando la loro attività e/o abbiano estinto le loro autorizzazioni.

In relazione ai criteri e parametri di pianificazione si ritiene necessaria una verifica delle autorizzazioni di content provider e  la creazione di database per la futura valutazione sulla copertura effettiva delle emittenti. In caso contrario, si è certi, si verificherebbero assurde situazioni, come emittenti oggi inesistenti che diventano pararegionali. Per non correre questi rischi, vista soprattutto la mancanza di risorse, si dovrebbero inserire nei bandi un requisito di copertura minima dell’area ex analogica, rapportata al bacino di assegnazione. La presenza nei mux di questi soggetti creerebbe solo confusione e imporrebbe un riuso delle risorse nei bacini limitrofi che penalizzerebbe molti operatori.

Inoltre, considerando le frequenze in assegnazione e le specifiche caratteristiche di propagazione, si insiste sul fatto che per gli attuali operatori regionali, utilizzatori storici di siti trasmissivi la cui posizione orografica determina un debordamento naturale del servizio nelle regioni contigue, devono continuare a poter utilizzare appieno lo stesso sito; altrimenti si imporrebbero reti equivalenti e PDV (punti di verifica), che aprirebbero molti contenziosi tra operatori in bacini attigui. Si verificherebbe anche una sostanziale differenza di qualità di servizio tra le radio nazionali e le locali, a meno che non si sopportino costi molto elevati per ultimare la copertura con decine e decine di gap filler, considerato che il servizio INDOOR deve avere livelli di segnale a 1,5 mt superiori sul segnale utile, libero da interferenze. Il grado di riuso delle risorse nei bacini attigui rappresenta sempre un serio rischio.

Per l’intensità del campo minima da usare, il servizio INDOOR impone un livello di campo che superi il livello BPS (Building Penetration Loss) tipico, che è pari a 18 dB, per cui se per l’OTDOOR è richiesto un campo di 60 dB, è chiaro che per l’INDOOR è necessario avere un campo pari a 78 dBu/M. Per questo si ritiene indispensabile l’uso di siti oggi utilizzati per il Broadcasting liberi da problemi di inquinamento elettromagnetico, che non siano limitati con il principio delle reti equivalenti, ovvero con una riduzione dell’ERP.

Inoltre il criterio di valutazione delle interferenze deve essere fatto applicando l’1% del tempo, il 10% del tempo esporrebbe a disservizi legati alla presenza di segnali provenienti dalle regioni-bacini adiacenti o addirittura dall’estero. Nelle aree in pianificazione si richiede una qualità Q3 non limitata e variabile da periodi a periodi, così come è stato fatto nella pianificazione DVBT, ma identificando tabelle allegate alla delibera con percentuali di territorio e popolazione serviti per ciascuna frequenza e regione. Ebbene nel caso del DVBT i valori percentuali identificati, erano e sono, compresi in un intervallo tra il valore percentuale minimo e percentuale massimo, che tiene conto del fatto che gli stessi siano interferiti o meno dalle accensioni degli impianti esteri presenti nell’accordo di Ginevra 06. Nel documento emanato per il DVBT non vengono identificati i periodi di interferenza in quanto le variazioni dei segnali interferenti sono imprevedibili; il percorso delle interferenze se si svolge sul mare si verificano sensibili escursioni termiche che agevolano i fenomeni di propagazione. Nel caso del DAB non si vuole correre questo rischio e si chiede che la valutazione dell’interferenza sia fatta applicando l’1% del tempo. La compatibilità con i paesi esteri va considerata reciprocamente e con PDV inseriti in Italia a difesa delle nostre assegnazioni.

La potenza massima irradiata deve essere calcolata sulla base dei dati inequivocabili di copertura INDOOR e segnale utile con criteri di valutazione delle interferenze all’1%. Il riuso della risorsa in aree attigue impattanti deve essere evitato, si incorrerebbe in un innalzamento inutile delle potenze senza risolvere le relative problematiche.

Si deve qui rappresentare anche la grande preoccupazione degli Editori titolari di imprese che hanno fatturato, fanno occupazione e hanno importanti indici di ascolto, per il quadro complessivo che si va a comporre per lo sviluppo del digitale. Si sta portando avanti un discorso basato su indici quantitativi senza alcun riferimento ai fattori qualitativi del sistema radiofonico. Ciò è confermato dall’applicazione della delibera 602/14CONS, che fin qui non ha svolto i suoi effetti a motivo della assurda norma contenuta nell’art. 12, comma 6, della 664/09/CONS, che prevede l’assegnazione dei diritti d’uso ai Consorzi che rappresentano il 30% delle emittenti legittimamente operanti nello stesso bacino di utenza.

Di fatto fino ad oggi non sono stati assegnati diritti d’uso nei bacini di Torino, Cuneo, Valle D’Aosta, Umbria proprio alle emittenti più importanti che sono imprese consolidate sul mercato e che hanno, le sole, una forte propensione ad investire nel digitale. Laddove tali diritti sono stati assegnati in Trentino Alto Adige, non tutti consorzi hanno fatto la copertura al 40% del territorio entro due anni, come previsto dalle norme in vigore. Attualmente c’è la corsa da parte di molte emittenti quasi inesistenti, avendo ceduto a suo tempo i propri impianti, a fare incetta di frequenze, senza alcun controllo di qualità da parte del MISE sui fattori occupazionali e sulla regolarità contributiva delle stesse. Si sta profilando un sistema simile a quello che fu l’analogico con le conseguenze che ancora oggi lamentiamo, producendo danni irreversibili, di natura tecnica e patrimoniale, all’emittenza radiofonica locale simili a quelli delle TV locali.

E’ interesse generale porre mano, con urgenza, ad alcune poche modifiche della 664/09/CONS, per il rilascio dei diritti d’uso attraverso l’introduzione di procedure comparative che consentano una profonda analisi delle società richiedenti, sia per un discorso di qualità e sia per la salvaguardia del servizio a tutela dell’utenza.

D’altronde tale procedura è stata giustamente introdotta per le radio nazionali e le TV locali, non si comprenderebbe una sua mancata estensione per le radio locali.

Occorre anche introdurre specifiche norme per le emittenti pluriregionali che coprono cinque regioni fino a quindici milioni di abitanti, le quali allo stato non possono sviluppare il digitale dovendo partecipare, in base all’art. 12, comma 6, a innumerevoli consorzi locali. Appare opportuno riservare per questa emittenza la facoltà, con unici consorzi su base pluriregionale, apposite frequenze da utilizzare sempre ed unicamente su base regionale. 

DOCUMENTO RADIO LOCALI

Appare di grande interesse l’avvio del procedimento, da parte dell’AGCOM, per l’identificazione dei bacini di utenza ed estensione della pianificazione attraverso criteri e parametri da stabilire. Complessa appare la situazione per la identificazione dei bacini, poiché sussistono interessi diversificati rispetto alle emittenti locali che coprono in analogico bacini regionali e pluriregionali con quelli delle emittenti (più numerose) con servizio su base provinciale o sub provinciale. Il lavoro compiuto dall’Autorità appare una mediazione fra questi due interessi, difficilmente si poteva fare diversamente. 

Alcune specifiche osservazioni debbono, comunque essere fatte sui bacini, ferma l’impostazione data dall’AGCOM, riguardano in particolare: la Campania, per la quale si potrebbe ipotizzare la suddivisione in tre bacini anziché due e cioè Napoli Caserta, poiché densamente popolati di operatori radiofonici con circa quattro milioni di abitanti, e Salerno bacino anch’esso con numerose emittenti che presenta oltre un milione di abitanti.

La Lombardia: il bacino che comprende Milano, Lodi, Pavia, Varese, non può escludere Monza e della Brianza, Piacenza, Cremona e le confinanti in Piemonte Novara e Vercelli, in quanto vorrebbe dire di non accendere impianti in Valcava.

Il Veneto, per il quale si propone la suddivisione in almeno tre bacini: Belluno - Treviso – Venezia; Padova – Rovigo; Verona – Vicenza. I bacini dovrebbero prevedere siti di trasmissione diversi da quelli utilizzati per le TV per evitare di interferire con la Slovenia e la Croazia.

Il Lazio: il bacino di Rieti dovrebbe essere legato a Terni e non Roma; il bacino di Roma dovrebbe essere indipendente da quelli di Latina e Frosinone; il bacino di Viterbo dovrebbe essere insieme a quello di Terni.

Emilia Romagna: Reggio Emilia con Parma e Piacenza; Ferrara con Modena e Bologna.

Trentino Alto Adige: Bolzano separato da Trento.

Calabria: separare Cosenza Crotone da Catanzaro.

Ultima osservazione, ma la più importante, riguarda il numero di emittenti locali operanti in ogni bacino. Tale numero appare poco convincente, poiché si è certi e possiamo dimostrarlo, che gli elenchi del MISE non siano aggiornati, infatti molte emittenti locali figurano nell’elenco malgrado abbiano ceduto tutti gli impianti di rete cessando la loro attività e/o abbiano estinto le loro autorizzazioni.

In relazione ai criteri e parametri di pianificazione si ritiene necessaria una verifica delle autorizzazioni di content provider e la creazione di database per la futura valutazione sulla copertura effettiva delle emittenti. In caso contrario, si è certi, si verificherebbero assurde situazioni, come emittenti oggi inesistenti che diventano para regionali. Per non correre questi rischi, vista soprattutto la mancanza di risorse, si dovrebbero inserire nei bandi un requisito di copertura minima dell’area ex analogica, rapportata al bacino di assegnazione. La presenza nei mux di questi soggetti creerebbe solo confusione e imporrebbe un riuso delle risorse nei bacini limitrofi che penalizzerebbe molti operatori.

Si deve qui rappresentare anche la grande preoccupazione degli Editori titolari di imprese che hanno fatturato, fanno occupazione e hanno importanti indici di ascolto, per il quadro complessivo che si va a comporre per lo sviluppo del digitale. Si sta portando avanti un discorso basato su indici quantitativi senza alcun riferimento ai fattori qualitativi del sistema radiofonico. Ciò è confermato dall’applicazione della delibera 602/14CONS, che fin qui non ha svolto i suoi effetti a motivo della assurda norma contenuta nell’art. 12, comma 6, della 664/09/CONS, che prevede l’assegnazione dei diritti d’uso ai Consorzi che rappresentano il 30% delle emittenti legittimamente operanti nello stesso bacino di utenza.

Di fatto fino ad oggi non sono stati assegnati diritti d’uso nei bacini di Torino, Cuneo, Valle D’Aosta, Umbria proprio alle emittenti più importanti che sono imprese consolidate sul mercato e che hanno, le sole, una forte propensione ad investire nel digitale. Laddove tali diritti sono stati assegnati in Trentino Alto Adige, non tutti consorzi hanno fatto la copertura al 40% del territorio entro due anni, come previsto dalle norme in vigore. Attualmente c’è la corsa da parte di molte emittenti quasi inesistenti, avendo ceduto a suo tempo i propri impianti, a fare incetta di frequenze, senza alcun controllo di qualità da parte del MISE sui fattori occupazionali e sulla regolarità contributiva delle stesse. Si sta profilando un sistema simile a quello che fu l’analogico con le conseguenze che ancora oggi lamentiamo, producendo danni irreversibili, di natura tecnica e patrimoniale, all’emittenza radiofonica locale simili a quelli delle TV locali. 

RICHIESTE E PROPOSTE

E’ interesse generale porre mano, con urgenza, ad alcune poche modifiche della 664/09/CONS, in particolare l’art.12, comma 6, per il rilascio dei diritti d’uso attraverso l’introduzione di procedure comparative che consentano una profonda analisi delle società richiedenti, sia per un discorso di qualità e sia per la salvaguardia del servizio a tutela dell’utenza.

D’altronde tale procedura è stata giustamente introdotta per le radio nazionali e le TV locali, non si comprenderebbe una sua mancata estensione per le radio locali.

Occorre anche introdurre specifiche norme per le emittenti pluriregionali che coprono fino a cinque regioni e fino a quindici milioni di abitanti, le quali allo stato non possono sviluppare il digitale dovendo partecipare, in base all’art. 12, comma 6, a innumerevoli consorzi locali. Si potrebbe valutare se riservare per questa emittenza la facoltà, con unici consorzi su base pluriregionale, apposite frequenze da utilizzare sempre ed unicamente su base regionale. Oppure prendere in considerazione frequenze di pianificazione, coordinate e per aree più estese di primo livello, da assicurare a tali emittenti che oggi operano in analogico con maggiore copertura del bacino territoriale corrispondente. Una pianificazione di secondo livello potrebbe essere attuata per quelle emittenti che operano oggi in analogico in un territorio limitato al solo 25-30% del bacino identificato dall’Autorità, anche se non coordinate, vincolate per la compatibilità con i paese esteri.

Piena applicazione del contenuto dell’art. 13, comma 5, lettera d), al fine di garantire agli operatori locali i blocchi di diffusione necessari per uno sviluppo generalizzato del digitale radiofonico.

Si propone di estendere la pianificazione in bacini non impattanti con i paesi esteri, vedi per esempio: la Basilicata, la Calabria, la Campania e il basso Lazio, utilizzando ulteriori risorse radio. Sarebbe utile prediligere la distribuzione dei blocchi trasmissivi su frequenze coordinate da GE 06, per le regioni esposte oro graficamente con i paesi esteri d’oltre Adriatico. Il criterio di valutazione delle interferenze deve essere fatto applicando l’1% del tempo, poiché il 10% del tempo ci esporrebbe a disservizi legati alla presenza di segnali provenienti dall’estero.

Per il servizio OUTDOOR è richiesto un campo di 60 db, per il servizio INDOOR si sa che occorre tenere presente il parametro di Bulding Penetration Loss, la differenza tra ilo valore misurato all’esterno e il valore all’interno di un determinato edificio. I dati raccolti nelle sperimentazioni riportano attenuazioni all’interno degli edifici che vanno da 18 db (location probability 70%) a 24 db. Si ritiene pertanto che per l’INDOOR sia necessario un campo al di fuori degli edifici che si attesti sui 84 dbu/m (location probability 95%)